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Manifesto per la psicanalisi


Il Manifesto per la psicanalisi inaugura la nuova collana Libertà di psicanalisi, Edizioni ETS, Pisa.

INDICE

INTRODUZIONE

PREFAZIONE:

In Italia esistono rare pubblicazioni su temi concernenti la politica della psicanalisi,
la formazione dello psicanalista, l'importanza delle associazioni psicanalitiche,
il rapporto tra la psicanalisi e le altre discipline, la sua scientificità, gli
aspetti normativi.

Per questo motivo ho proposto a Alessandra Borghini, direttrice delle Edizioni ETS,
di avviare una nuova collana dal titolo Libertà di psicanalisi, nella quale le problematiche
di politica della psicanalisi trovino una possibilità di espressione.

Ringrazio Alessandra Borghini per avere accettato con entusiasmo e convinzione
questa difficile scommessa. Ho l'onore, in quanto referente di un movimento culturale
nato dal Manifesto per la difesa della psicanalisi *, di dirigere
questa nuova collana, affiancata dai membri del Comitato di redazione Giuliana Bertelloni,
Christine Dal Bon, Claudia Furlanetto e Paolo Lollo, che ringrazio per il loro contributo
alla politica editoriale.

Ringrazio inoltre Mario Binasco, Luigi Burzotta, Guy Le Gaufey, René Major,
Charles Melman, Jacques Nassif, Ettore Perrella, Michel Plon, Erik Porge,
Antonella Silvestrini per avere accettato di fare parte del Comitato Scientifico della
collana.

 

 


  Perché il titolo Libertà di psicanalisi?

Libertà di psicanalisi significa possibilità di praticare la
psicanalisi in libertà. La libertà di parola è alla base di
ciascuna psicanalisi: l'analizzante racconta liberamente
in una analisi quello che gli viene in mente e che non
avrebbe mai raccontato in altre situazioni.

In tutti i paesi dove sono esistiti o esistono regimi totalitari
la psicanalisi è stata messa al bando (ultimo drammatico
esempio è stata l'incarcerazione della psicanalista siriana Rafah
Nached), perché la libertà di parola che ciascuna psicanalisi
comporta è avvertita dai regimi totalitari come pericolosa.
Libertà di psicanalisi significa che esistono differenti psicanalisi,
ciascuna delle quali è rappresentata e praticata in numerose
e differenti associazioni; ciascuna associazione, grande
o piccola, riconosciuta o non riconosciuta dallo Stato, che
opera o meno per la formazione degli psicanalisti, contribuisce
all'elaborazione del disagio della civiltà e alla cultura nel
e del nostro paese.

Libertà di psicanalisi significa libertà di formazione dello
psicanalista. Ciascuna psicanalisi ha un proprio modello complesso,
elaborato e strutturato di formazione dello psicanalista.

Libertà di psicanalisi implica che ciascun psicanalista si
formi a partire dalla sua analisi, nell'associazione che ritiene
più consona al suo itinerario e che assuma la responsabilità
di ciascuna psicanalisi, senza che ordini, collegi, albi, istanze
terze in qualsiasi modo ne condizionino lo svolgimento.

Libertà di psicanalisi significa libertà dalla psicoterapia,
ovvero che ciascuna psicanalisi dev'essere libera dall'obbligo
della guarigione. Cosa significa "guarigione"?
Forse significa che l'analizzante si deve conformare ai
dettati della famiglia o della società di cui lo psicanalista
diventerebbe l'agente?
L'obbligo alla "realizzazione del risultato" porta con sé la
suggestione, unico vero criterio distintivo tra psicoterapia e
psicanalisi. La psicanalisi è stata inventata passando dalla
suggestione al transfert, elemento fondamentale di ciascuna
esperienza psicanalitica.

Scriveva Jacques Lacan: «Nell'analisi la guarigione arriva
in sovrappiù». Essa è prerogativa dell'itinerario analitico,
quando l'analizzante, grazie all'itinerario stesso, non può più
rappresentare e assumere il male proprio e dell'Altro.

 Libertà di psicanalisi significa libertà dal giudizio morale
negativo e classificatorio troppo spesso presente nelle psicodiagnosi,
che diventano un modo di etichettare e, di conseguenza, eliminare l'altro.
L'analizzante ha il diritto di trovare quell'apertura intellettuale
e quell'ascolto delle sue personali e particolari istanze,
che non ha trovato in precedenza. Libertà di psicanalisi significa
quindi libertà di parola (senza paura di essere etichettati)
e libertà di ascolto (senza obbligo di giudizio).
A questo proposito occorre ricordare che una recente sentenza
della Corte di Cassazione ha definito il colloquio - termine
molto generico - un atto medico. Questa sentenza è
particolarmente sbagliata e pericolosa, perché è contraria alla
libertà di psicanalisi. Infatti questa sentenza afferma che se
si vuole parlare con qualcuno bisogna farlo solo per guarire
e se si vuole ascoltare qualcuno bisogna farlo solo per diagnosticare
e curare. Se si trattasse di atto medico, nessun psicanalista
potrebbe più ascoltare liberamente e intervenire liberamente,
perché per definizione l'atto medico è un atto
obbligato alla diagnosi, alla terapia e sottoposto a precisi
protocolli statali. Libertà di psicanalisi significa quindi libertà
dal discorso della medicina.

 Libertà di psicanalisi significa libertà dalla psicologia.
Freud nel 1915 ha scritto la Metapsicologia, ben sapendo
che se esiste l'inconscio il soggetto della coscienza è una finzione
e che non c'è nessuna funzione dello "psichico" esente
dal pulsionale e dalla "melodia delle pulsioni".

Il Manifesto per la psicanalisi prende in considerazione in
maniera approfondita tutte le problematiche accennate nel
titolo Libertà di psicanalisi, e per questo motivo al comitato
di redazione è sembrato il testo migliore con cui avviare la
collana.

 Ringrazio le Edizioni La fabrique, il loro direttore Eric
Hazan e gli autori Sophie Aouillé, Pierre Bruno, Franck
Chaumon, Guy Lérès, Michel Plon e Erik Porge, che hanno
dato il loro benestare alla pubblicazione. Ringrazio inoltre
Giuliana Bertelloni per l'impegnativa traduzione del testo e
Paolo Lollo per la sua revisione.

 Il libro nasce da un particolare momento storico e le tesi
sostenute in questo libro provengono da una pratica in ambito
professionale e culturale lacaniano francese.
Nel 2004 in Francia il legislatore ha cercato di inserire all'interno
di una legge di salute mentale una regolamentazione
del titolo di psicoterapeuta, del titolo di psicanalista e dell'esercizio
delle due professioni (articolo 52). Contro questa regolamentazione
è intervenuta una forte opposizione da parte
di molte e differenti associazioni psicanalitiche francesi.
In questa occasione gli autori del libro assieme ad altri
colleghi hanno scritto un breve testo di tre pagine dal titolo
"Manifesto per la psicanalisi".
L'esito legislativo di questa forte opposizione è stato che
in Francia non c'è obbligo per uno psicanalista regolarmente
iscritto nella sua associazione di essere medico o psicologo,
non c'è obbligo di frequentare una scuola di psicoterapia e
di iscriversi all'albo degli psicoterapeuti.

In relazione al particolare momento storico per la psicanalisi
gli autori hanno deciso di approfondire collettivamente i
temi accennati nel loro Manifesto e questo libro costituisce
le conclusioni teoriche del confronto durato sei anni.
Gli autori prendono spunto dal tentativo di regolamentare
La psicanalisi per intervenire con decisione su temi quali la
cura, la clinica, la formazione dello psicanalista, la vita delle
e nelle associazioni, il rapporto della psicanalisi con la città e
la civiltà, la psicanalisi e il discorso della scienza, la storia
della psicanalisi dando un effettivo contributo al dibattito
teorico e scientifico in corso in numerosi paesi.

 Il Manifesto per la psicanalisi può risultare uno strumento
di riflessione alla luce di quanto sta accadendo in Italia, dove
nel 1989 è stata approvata la legge 56/89 che regolamenta il
titolo e la pratica dello psicoterapeuta.

Questa legge prima della sua approvazione ha fatto molto
discutere per molti motivi, uno dei quali era che differenti
disegni di legge, fino a qualche giorno prima della definitiva
approvazione della legge, contenevano il riferimento alla psicanalisi.

 Come in Francia nel 2004, anche in Italia negli anni dal
1985 al 1989 molte associazioni di psicanalisi hanno manifestato
la loro forte opposizione per cui il riferimento alla psicanalisi
fu tolto dal testo definitivo della legge 56/89.

In questo senso testimoniano i lavori preparatori della legge
e le dichiarazioni dei diretti interessati, parlamentari, psicologi
e psicanalisti subito dopo l'approvazione di questa legge.
Cosa è accaduto in Italia dopo l'approvazione di questa
legge, che non riguardava e non riguarda l'esercizio della
psicanalisi? Ci sono state denunce per esercizio abusivo della professione
di psicoterapeuta nei confronti di psicanalisti non
iscritti all'albo degli psicoterapeuti, psicanalisti che nella loro
pratica hanno sempre mantenuto la distinzione tra queste
discipline. I processi hanno dato luogo a differenti sentenze,
sia di assoluzione che di condanna.
Ci si domanda quale valore scientifico possa avere una
discussione fatta nei tribunali su temi quali la definizione di
psicanalisi, la cura psicanalitica, la psicoterapia, la formazione
dello psicanalista.

 Inoltre può un tribunale imporre la sua opinione su una
disciplina attraverso le sentenze? Anche quando lo fa: ha senso?
Si tratta di civiltà giuridica oppure di un'aberrazione del diritto?

 Ringrazio gli autori del Manifesto che ci hanno permesso
di riportare il dibattito sulla psicanalisi e la sua politica nei
soli luoghi consoni a un dibattito culturale e scientifico ovvero
i libri, i convegni, i congressi.

 Questo libro costituisce un'occasione per l'apertura non
giudiziaria di un dibattito.

 Buona lettura.

 Ravenna, 8 novembre 2011

 Alessandra Guerra